lunedì 16 novembre 2015

Museo della merda


Si chiama proprio così, con tanto di logo: per cui non vi scandalizzate.
A Castelbosco, nel piacentino è nato il Museo della Merda: un’iniziativa di Gianantonio Locatelli, proprietario di un’azienda che ospita 2500 bovini destinati alla produzione di latte per il Grana Padano.



“Dalla gestione quotidiana dei capi, della loro produzione e dei loro rifiuti è sorta la necessità di trasformare l’azienda stessa in un progetto ecologico e industriale avveniristico.

Dallo sterco viene oggi ricavato metano, concime per i campi, materia grezza per intonaco e mattoni attraverso sistemi di nuova concezione che, oltre a ridurre l’inquinamento atmosferico e la distribuzione di nitrati nel terreno, seguono un principio che ridisegna il ciclo della natura in un circolo virtuoso, restituendo ad agricoltura e allevamento l’importanza di sempre”.

E ad affiancare, quasi a ingentilire quest’attività, nasce il bisogno di “nobilitare” la ragione sociale vera e propria dell’azienda, con un museo: che del resto mette al centro una “materia” non certo nuova alle pratiche artistiche. Basti pensare alla notissima Merda d’artista, di Piero Manzoni, o all’altrettanto celebre Cloaca, macchina digeritrice e produttrice di merda creata dall’artista belga Wim Delvoje.



All’interno di un castelletto ristrutturato dall’architetto Luca Cipelletti, troveranno dunque spazio “reperti, manufatti e opere d’arte di interesse estetico e scientifico: dagli scarabei stercorarii, considerati divini dagli egizi (simbolo del museo), a esempi di utilizzo dello sterco per la costruzione di architetture nelle più lontane culture del pianeta, dalle antiche civiltà italiche all‘Africa, passando per opere storico-letterarie come la Naturalis Historia di Plinio, fino alle ricerche scientifiche più attuali e alla produzione artistica che tocca l’uso e riuso di scarti e di rifiuti”.


A.M.