martedì 6 ottobre 2015

JOE COLOMBO


Raccontare Joe Colombo significa raccontare la parabola breve ed intensa di uno dei più grandi designers italiani, morto, nel 1971, a soli 41 anni.






La vita fulminea di un uomo che credeva fortemente nel futuro e che, proprio in quei fondamentali anni '60 in cui il futuro cominciava di colpo a sembrare vicino, ce ne restituì una particolarissima prefigurazione.

Il futuro di Joe Colombo era un futuro anti-nostalgico (non avrebbe probabilmente riconosciuto come ''futuro'' questi anni '90 che ci troviamo a vivere), in cui una tecnologia intelligente avrebbe aiutato l'uomo in tutte le sue attività, ponendo le basi per dei veri e propri nuovi modelli abitativi.

Joe Colombo disegnò allora interi abitacoli. Primo fra tutti, per la Bayer, il Visiona '69, cellula integrata definita da differenti ''stazioni funzionali'': il blocco ''Night-Cell'' (letto+armadiature+bagno), il ''Kitchen-Box'' (cucina+pranzo), il ''Central-Living'' (soggiorno). Stazioni funzionali articolate sia in pianta che in sezione, come d'altronde avveniva quotidianamente nelle case disegnate da Joe Colombo, ove i pavimenti e i soffitti salivano e scendevano in un continuo accelerare e rallentare del dinamismo interno, ove le librerie erano sospese in alto e le luci incassate a pavimento.


Questa è probabilmente la visione del futuro che di Joe Colombo si conosce maggiormente e che oggi può forse farci parlare, sorridendo, di utopia fantascientifica, ma ne esiste un'altra, molto meno analizzata, che proponeva viceversa singoli elementi in se stessi risolti e utilizzabili come condensatori di funzioni.

Sto pensando al Mini-Kitchen innanzitutto, presentato nel 1963 alla XIII Triennale: un misterioso parallelepipedo di frassino plastificato su ruote che misurava cm. 75x75x90 e racchiudeva ''fornelli, forno, spiedo, grill, frigorifero, un vano per un servizio da sei di piatti, posate e bicchieri (in appositi alloggi per evitare rotture nel trasporto), un vano per pentole, una serie di cassettini per arnesi, un vano per i libri di cucina, un portacoltelli (inserito nella fiancata), un apriscatole (appeso), il coperchio del frigorifero fa anche da tagliere e da piano di lavoro, il coperchio di legno dei fornelli fa da vassoio'' (da Domus 418, settembre 1964).

È evidente come l'idea qui sottesa sia quella di un futuro costruito da spazi indifferenziali (una prefigurazione del loft?) ove circolano oggetti risolutori capaci di caratterizzare e servire le singole zone. Lo stesso ragionamento si potrebbe fare per il famoso carrello Bobby del 1970 e persino per la poltrona Elda, ancora del 1970, ove l'alto schienale campisce un'area precisa, e per la lampada Colombo del 1972 che, grazie all'uso di una sorgente alogena, interpreta lo spazio come grande isola luminosa (non servono nemmeno più le pareti, basta essere dentro o fuori da quel cono di luce).


Raccontare Joe Colombo significa poi raccontare qualcuno per cui la ricerca sconfinava sempre, da un lato in ricerca artistica (basti pensare alla straordinaria lampada Acrilica e ai suoi rapporti con le esperienze cinetiche e programmate), dall'altro in ricerca scientifica (lo è sicuramente quella sulla applicazione di nuovi materiali e nuove tecnologie: abbiamo già detto della luce alogena, pensiamo quindi allo stampaggio ad iniezione - la famosissima sedia per Kartell nel 1968).




E molte cose ancora si potrebbero dire raccontando Joe Colombo, su tutte però prevale la struggente constatazione che gli anni brevi ''della fantasia al potere'' sono stati anche i brevi anni magici di Joe Colombo.

Il destino ci ha impedito di sapere cosa questo genio visionario avrebbe fatto nel periodo buio che seguì.

Ancora oggi tuttavia, molti dei suoi prodotti, allora futuribili, vivono quotidianamente accanto a noi, continuando a parlarci di un futuro migliore.


Joe Colombo and Oluce are a crucial and inseparable duo in the history of Italian design.Moved by the desire to remember Joe Colombo, who was prematurely torn from his research in 1971, Oluce, with the support of the Colombo archives, has for time been committed to the re-edition of a series of extraordinary lamps. These have been launched alongside other pieces that have continued in production like the famous Acrilica created in 1962, the Fresnel designed in 1966 and the 626 - the first halogenous lamp for domestic use - launched in 1970.



Together these form a unique collection in terms of number and importance. The initiative began in 2002 with the re-launch of the 1965 Spider series, the winner of the 9th "Compasso d'Oro" design award and the re-edition of the 1968 Flash lamp and, of course, the beautiful Coupé series created in 1967.

At the time, one of the most important pieces of the Coupé series was a sophisticated arched arm floor lamp. A few years on, Oluce has decided to complete this series after verifying its success among collectors and design passionates.


The "arched" Coupé with its semi-spherical lamp head is indeed an "exceptional" lamp and is extremely complex to manufacture. In addition to the curved arm it has a grooved base with a special plastic handle to adjust the lamp head and the arched arm itself to different heights. The lamp head also, made of stove enamelled sheet metal, is fitted with a particular joint to adjust its inclination. The base is round but straight at the back, ideal for flush fitting against the wall.

The "arched Coupé" therefore represents an element of space design that allows us to escape the "definitiveness" of a central light point. One of those design projects by Colombo that also had a significant influence on interior design.

At this he was a master and other projects include enclosing an entire kitchen in a box (the Minikitchen in 1964) and rotating furniture (Combicenter in 1963 but also the Elda armchair in the same year).



But most of all Colombo managed to dismantle many clichés of bourgeois lifestyle.
 We must not forget that today these pieces have become design icons due to their revolutionary influence already 40 year ago.

A:L: