mercoledì 2 settembre 2015

IL RISCHIO DEL CONTRASTO. SEDUZIONI DI IERI E DI OGGI, A FIRENE Jeff Koons



L’accostamento è (o potrebbe essere) azzardato. Il pop scintillante di Jeff Koons, figlio dell’America di Warhol, e la nobile tradizione della scultura italiana, tra Rinascimento e Barocco.
Da New York a Firenze, con un volo pindarico che non rassicura e che un po’ disorienta. Come nei casi migliori. Cos’hanno in comune il mito classico e la seduzione ironica, sfrontata, ludica di Koons?






Per capirlo basterà farsi un giro tra l’arengario e la Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, dove – a partire dal prossimo 25 settembre – due imponenti sculture dell’artistar statunitense si confronteranno con le meraviglie della statuaria rinascimentale.


A curare l’evento è Sergio Risaliti, che sceglie di inaugurare con questo esplosivo accostamento il ciclo In Florence, tutto dedicato all’incontro tra i grandi protagonisti del contemporaneo e le architetture del ‘500.


Un format tanto diffuso quanto difficile, che nel tempo non ha risparmiato delusioni: per incongruità, per gratuità, per la troppa distanza o l’eccessiva vicinanza, e spesso per quel fallimento quasi scontato che ridimensiona l’arte del presente al cospetto della magnificenza di quella antica.



E allora servono giganti, artisti capaci di “reggere” e di trovare la misura; servono opere azzeccate, scelte con criteri rigorosi o anche solo accordandosi al meglio con l’umore dei luoghi; serve un senso, nel racconto e nel raffronto, e serve uno schema. Esatto, armonico, sintetico. Qualcosa che renda sostanziale ciò che in un primo momento appare asimmetrico, innaturale.



Koons esporrà in Piazza della Signoria – a due passi dalla copia del David di Michelangelo – il suo Pluto e Proserpina, possente gruppo scultoreo in acciaio inox, lucidato a specchio e con una cromatura oro.



Direttamente dalla pagine delle “Metamorfosi” di Ovidio, la storia della giovane figlia di Cerere, aggredita da un infuocato Plutone, si tramuta e in una spettacolare visione plastica, completamente irrorata di luce. Tutto lo spazio intorno è destinato a implodere e moltiplicarsi, riflettendosi, dissolvendosi, incendiandosi intorno a quel fulcro dorato, capace di produrre e restituire frequenze luminose.


Una macchina barocca, concepita con tutta la leggerezza del pop e la potenza drammatica del mito.




All’interno, nella fastosa Sala dei Gigli, affrescata dal Ghirlandaio, troverà invece posto il Fauno di Koons, tratto dalla serie Gazing Ball: calchi in gesso di celebri sculture greco-romane, a cui si aggiunge – come sigillo estetico e concettuale – una sfera metallica azzurra, bloccata sui corpi in posizione di disequilibrio.



Un oggetto simbolico, un archetipo smagliante, con tanto di rimandi a Platone e al concetto di modello, di perfezione e di compiutezza. Così, la sfera giocattolo, sul punto di scivolare, contraddice la propria stessa tensione ideale, diventando precaria. E dunque effimera, come ogni malia. Come un riflesso, come un luccichio che frastorna, come l’edonismo che incrocia la trascendenza, o la perfezione che diventa rischio. O ancora, come i racconti della grande letteratura popolare, declinati nei secoli in forme sempre nuove. Fra persistenza della memoria, dissoluzioni, collisioni post-moderne e imprevedibili giochi di specchi.


Artribune