sabato 30 agosto 2014

MARIO BOTTA : San Carlo alle Quattro Fontane, Lugano, Svizzera 1999-2003


Nel 1999, in occasione dei festeggiamenti per il quattrocentesimo anniversario dalla nascita di Francesco Borromini (1599-1667), nell’ambito della mostra dedicata dal Museo Cantonale d’Arte di Lugano, l’architetto Mario Botta ha ideato la copia lignea della celebre chiesa di San Carlo alle Quattro fontane di Roma. Il progetto, svolto come lavoro d’ atelier dall’ Accademia di Architettura dell’ Università della Svizzera Italiana, è stato realizzato nell’ambito di un programma occupazionale finanziato dalla Confederazione.







L’ opera, originale ed effimera, avrebbe dovuto rimanere a Lugano unicamente per i sei mesi previsti dal progetto espositivo. Considerato il grande successo ottenuto dall’affluenza di molti visitatori , (sono stati oltre 300.000 i visitatori nel primo anno), la città di Lugano ha concluso con l’USI un contratto di gestione di tre anni per permettere al maggior numero di persone possibile di ammirare l’opera.

Nel corso di questo lasso di tempo sono state esaminate diverse soluzioni per preservare l’opera: il Consiglio Comunale della città di Lugano ha bocciato una richiesta di credito di manutenzione di 300.000 franchi per impermeabilizzare e ridipingere la parte interna del modello ligneo in argento.


Un importante gruppo imprenditoriale milanese ha manifestato all’architetto Mario Botta il suo interesse per trasferire l’opera entro un vasto complesso edilizio, ma i costi di trasferimento e di ricostruzione si sono rivelati proibitivi.

Il modello ligneo venne dunque smantellato nel 2003.



Quest’ operazione, nell’ideologia di Mario Botta, è stata sorprendete poichè ha portato con sé e una magia ed una seduzione che forse l’opera vera non sarebbe riuscita a suscitare: l’architettura “tagliata” e decontestualizzata da Roma può essere considerata un modello, una rappresentazione; eppure, la scala utilizzata 1:1, consente di poterla considerare una realtà che si confronta con le case del lungolago poste intorno ad essa.




Questa ambiguità tra rappresentazione e realtà rappresenta dunque il fascino di questo particolare lavoro.

Mario Botta ha spiegato che per intraprendere questo esercizio architettonico non l’hanno lasciato indifferente le osservazioni di uno scrittore comasco: Carlo Dossi, il quale osserva:

“Il carattere dominante delle architetture è dato dal contesto che colpisce l’occhio dell’artista. Architetti, fate attenzione! Non siete voi a costruire e a dare le immagini delle vostre architetture, ma è il contesto, è il paesaggio, sono le forme che voi vedete.”



Al di là del linguaggio utilizzato dall’architetto, c’è qualcosa che lega imprescindibilmente l’architettura al contesto. Mario Botta ha voluto verificare con questo esercizio in che misura il monte San Salvatore, il lago, il monte Brein, hanno influenzato l’idea dello spazio in Borromini, nato a Bissone (sul lago di Lugano) nel 1599.


Ecco che dunque, un suo capolavoro giovanile spaccato a metà e portato sul lago diventa un’operazione azzardata e rivelatrice.


AMEDEOLIBERATOSCIOLI