mercoledì 16 luglio 2014

Generalmarmi : Il porfido


La pavimentazione da esterni per eccellenza è il porfido. Si tratta di una roccia vulcanica ricca di cristalli che si trova in commercio a forma di lastre dalla sagoma irregolare o a forma di cubetti, definiti sanpietrini.









La sua resistenza al freddo e al calore ne fa un materiale particolarmente indicato da esterni, tuttavia il suo pregio trova applicazione anche nei cortili interni, in musei, in luoghi di grande passaggio e di stile. I sanpietrini vengono posati senza l’impiego di collanti o malte particolari, mentre le lastre richiedono l’uso di malta cementizia.


La tecnica di realizzazione della pavimentazione in porfido è interamente manuale ed artigianale e questo evidenzia l’abilità del posatore, la sua bravura e la vena artistica che lo guida. Ecco qualche consiglio su come fare.


Considerato il valore, le qualità ed il tipo di impiego di questo pregiato materiale naturale (ristrutturazioni edilizie, progetti di recupero storici e di valorizzazione ambientale, arredo urbano, ville e cortili), il ruolo del posatore e la sua specializzazione assume un’importanza fondamentale per garantire l'eccellenza dell’opera.




Per iniziare, dal punto di vista operativo, risulta fondamentale valutare le caratteristiche del piano di posa, in funzione del quale si decidono le modalità costruttive di tre elementi: fondazione, sottofondo e rivestimento.


Cos’è la fondazione? È il piano su cui costruire la pavimentazione, il quale deve presentare caratteristiche di solidità e di tenuta. Sono da ritenersi non idonee delle fondazioni su base vegetale e paludosa mentre le più indicate sono quelle su terreni rocciosi e ghiaiosi. Con il termine di sottofondo invece si indica lo strato incomprimibile con funzione portante di una pavimentazione; esso distribuisce il carico sopportato dalla fondazione ammortizzando il peso ed evitando cedimenti.


Dopo avere valutato la fondazione è quindi necessario costruire un ottimo sottofondo. Le tipologie sono varie, tutte da vagliare alla luce di una analisi preventiva del cantiere su cui si andrà ad operare: estensione della superficie da ricoprire, tipo di sollecitazioni, pendenze, spessori disponibili etc. Sono fattori determinanti nella scelta da operare.


Può essere opportuno il più diffuso Macadam, disponibile sia come impasto di pietre dalla granulometria variabile, compresse ed addizionate d’acqua, sia come mescola a secco di frantumi di pietra, ghiaia, argilla e calce, impastate con bitume e cemento.


In alternativa può essere indicato un massetto in calcestruzzo con rete elettrosaldata. In ogni caso è utile applicare nel sottofondo dei giunti di dilatazione del massetto per assorbire gli inevitabili stress strutturali prodotti dagli assestamenti, dalle dilatazioni termiche e dall'umidità.


Il rivestimento rappresenta l’ultimo strato della pavimentazione e sostanzialmente conferisce il disegno. Pertanto, se desiderate posare i cubetti, la disposizione da realizzare può essere a file parallele, con disegni ortogonali, con il classico disegno a coda di pavone oppure a cerchi concentrici.



Dopo la posa segue la fase della battitura, con l’uso della martellina e dei piatti a vibrazione meccanica; infine il lavaggio. Ad asciugatura avvenuta si procede con la sigillatura, in modo che le fughe tra i cubetti possano essere chiuse; allo scopo può essere utilizzata sabbia, boiacca di cemento, un collante di bitume a caldo oppure un preparato bituminoso a freddo.


Per i più esperti è consigliabile l’esecuzione delle due operazioni contemporaneamente (battitura e sigillatura) affinché il piatto a vibrazione meccanica faciliti la penetrazione in profondità della boiacca sigillante..


Qualora vogliate realizzare una pavimentazione con piastrelle in porfido a spessore costante la posa deve essere effettuata con malta cementizia o adesivo chimico, mentre la sigillatura deve essere realizzata con boiacca di cemento ed acqua.


I residui vengono asportati con spugna inumidita e l’asciugatura deve avvenire con segatura. Anche la realizzazione di tipo irregolare (modello palladiana) non è affatto casuale: un requisito importante è il colpo d’occhio per la necessità di combinare gli incastri in modo composto e con fughe regolari di due o tre centimetri.


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