mercoledì 9 aprile 2014

Federico Babina - “Archicine”


Sin dalla sua nascita il cinema ha stretto un rapporto molto profondo con l’architettura finendo per stabilire relazioni intrinseche che condizionano il modo di fare dell’uno e dell’altra.









L’architettura utilizza il cinema per veicolare i propri spazi mentre il dinamismo del cinema ha condizionato molti architetti nell’approccio alla progettazione di spazi anche molto celebri.




Detta in soldoni non c’è architettura senza cinema cosi come è impossibile pensare ormai al cinema senza architettura ed è su questo tema che Federico Babina, architetto ed illustratore italiano ma con studio a Barcellona, indaga attraverso “Archicine”.




Si tratta di 15 poster che ritraggono 15 edifici divenuti ormai brand di quei film ambientati al loro interno, tutti ricostruiti fedelmente nelle immagini digitali volte a testimoniare quanto anche lo spazio ed i suoi elementi protagonisti possano influire nel raccontare una storia.



Non sarà difficile riconoscere la Glendale Residence, la casa dell’opera prima di Tom Ford come regista, A single man, costruita nel 1949 da John Lautner, la casa degli Incredibili, l’edificio protagonista de “La finestra sul cortile” o laLovell House, dell’architetto austriaco Richard Neutra, casa di Pierce Morehouse Patchett in “L.A. Confidential”, o ancora la villa progettata da Paolo Soleri che esplode alla fine di “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni e per finire la Villa Malaparte di Adalberto Libera, uno dei set di “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard.


AmedeoLiberatoscioliBlogSpot.it