mercoledì 26 febbraio 2014

Cappella “Granato” : architetto Mario Botta.



Progettata e costruita nell’arco di due anni, dal 2011 al 2013, è stata inaugurata la nuova opera a carattere religioso di Mario Botta.

La Cappella “Granato” si staglia con la sua nitida geometria sul Penkerjoch nella regione dello Zillertal in Austria e, come tante altre opere del maestro svizzero, acquisisce la forza del simbolo grazie all’immediata e a un tempo astratta forza comunicativa del suo disegno.

Per Mario Botta lo spazio sacro è un pensare concreto che porta verso un’idea costruita cioè un limite creato da muri in continuità con la natura e plasmato dalla luce come materia.








La Cappella “Granato” a Penkenjoch è orientata a nord sulla Zillertal, nel comune di Finkenberg in Austria e il suo nome è legato alla pietra locale che presenta una struttura chimica a dodecaedro. Salendo verso la cima di quest’alpe a quota 2087 metri sul livello del mare, si vede la modificazione del profilo del monte dovuto alla nuova presenza di questa piccola cappella che contraddistingue il paesaggio circostante.




La natura di tale presenza si può cogliere attraverso la chiarezza dell’edificio percepibile in tutta la sua compiutezza formale ma, nello stesso tempo, sempre diverso rispetto alle angolazioni di chi guarda;

sembra infatti un grosso sasso che è rotolato, trovando un suo equilibrio e si è poi radicato in quel preciso luogo.


Un posto che trasmette una sensazione di pace e serenità offrendo anche un ambiente per pregare e un’opportunità al visitatore di pensare alla propria vita.


L’interno è un piccolo spazio rivestito in legno di larice che raccoglie un’atmosfera preziosa di un ambiente manipolato attraverso una geometria poligonale regolare dove il tempo, il luogo, la memoria sono le caratteristiche che sottolineano questo luogo di preghiera e silenzio.



Una delle qualità riconosciute a Mario Botta è la sua volontà di progettare e realizzare edifici con forte espressività materica e formale. Questo dimostra la sua grande capacità nel saper usare con abilità i mezzi architettonici più elementari; ne fa parte anche la sua lunga esperienza con materiali naturali adoperati quasi allo stato primitivo.



Fin dall’inizio della sua carriera, proprio nei materiali, egli ha rintracciato e cercato di determinare il carattere delle sue costruzioni, così, anche in questo caso, la forma della cappella si mostra con l’immagine di un poligono a dodici facce con geometria a rombo rivestito completamente da lastre di acciaio “corten” ed elevato da terra da un basamento in calcestruzzo.


A livello di base è posta una scala che introduce il visitatore all’interno, dove è possibile dominare lo spazio di quest’aula unica con luce zenitale che nell’arco del giorno inquadra in modo sempre differente, in funzione del sole, le superfici regolari interne delle pareti in legno di larice.



La lettura distinta tra basamento e scatola mette in evidenza le regole statiche dell’edificio e affida la logica della ragione all’immagine esterna, mentre la sorpresa emozionante ed intima della piccola aula interna sottolinea che una semplice idea può muovere la complessità di un intero progetto.


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