lunedì 20 gennaio 2014

X-Art - Nick Veasey


Nick Veasey la chiama X-Art ma non ha niente a che fare con il sesso o con la generazione perduta.



Il fotografo e filmaker inglese infatti crea opere d’arte usando i raggi X come tela e la realtà come soggetto.






Viviamo in un mondo ossessionato dall’immagine. Ciò che sembriamo, ciò che i nostri vestiti sembrano, le case, le automobili…”, racconta l’artista, “Mi piace andare contro questa ossessione per l’apparenza utilizzando i raggi X per togliere gli strati superficiali e mostrare ciò che c’è sotto la superficie”.


L’assunto iniziale dei suoi progetti è semplice: “Tutti facciamo ipotesi basate sull’aspetto esteriore di ciò che ci circonda e siamo attratti da persone e forme che sono esteticamente gradevoli”, afferma e prosegue: “Mi piace sfidare questo automatismo che ci spinge a reagire all’aspetto fisico semplicemente evidenziando la bellezza interiore, che spesso è sorprendente”.


E così Nick trasforma la realtà radiografando praticamente di tutto. 

Ci sono progetti dedicati alle armi come pistole e fucili, altri con maschere, omaggi alle creazioni di grandi stilisti come Alexander McQueen e repliche di celebri opere d’arte come la pipa di René Magritte e l’orinatoio di Marcel Duchamp.







Il bello è che per realizzare le sue opere ha creato uno spazio ad hoc, la Black Box, un capanno in cemento tutto nero in cui si trovano le macchine a raggi X e i loro comandi che ovviamente sono separati.



Come in una qualsiasi radiografia, gli oggetti da fotografare vengono posti su un piano o su una parete di piombo, la pellicola si trova dietro il soggetto e i raggi X li attraversano impressionando l’immagine.



A questo punto basta scegliere un tempo di esposizione appropriato e il gioco è fatto: l’essenza è stata fotografata senza apparenza.





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