lunedì 13 gennaio 2014

Dan Flavin: dipingere con la luce


A 18 anni dalla sua morte, l’opera di Dan Flavin non giace dimenticata.








Dan Flavin è noto soltanto per le sue installazioni di lampade al neon, reperibili in commercio sia per dimensioni che colorazioni. Costruzioni semplici, talvolta quasi banali, minimali – per usare l’aggettivo del movimento artistico a cui viene associato, il Minimalismo.




Tuttavia, Dan Flavin è molto più dell’etichetta che i critici vogliono affibbiargli.



L’utilizzo della lampada, quindi della luce, non coincide sempre con l’idea comune del Minimalismo quale arte fredda e non espressiva, pur rientrando nelle caratteristiche di riduzione al minimo delle forme e della serialità.



L’opera di Flavin riesce ad includere lo spazio dello spettatore in modo più diretto rispetto ad altre opere minimaliste.


Si può criticare il suo lavoro, parlando di semplicità nella realizzazione, poiché usa lampade che chiunque potrebbe comprare, lampade che però devono esse sostituite e in questo modo si perde il valore dell'originalità.



Soffermandosi su queste critiche si tralascia l’attenzione quasi maniacale che l’artista dedica alla fase progettuale dell’opera e dell’ambiente che la ospita.

I neon sono disposti in un certo ordine, secondo rigidissime strutture precedentemente studiate, per creare precisi effetti spaziali e coloristici.


Si vede bene, nelle ultime fasi dei suoi poco più di trent’anni di carriera, che operare nello spazio sia uno degli intenti principali.

Ne è un esempio la sua ultima opera, terminata di progettare appena due giorni prima di morire e realizzata postuma: l’installazione in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa a Milano.


Qui l’artista, come già a volte in precedenza, fa passare in secondo piano l’oggetto “lampada”, e ne sfrutta l’effetto luminoso colorando letteralmente lo spazio.
L’azzurro domina la volta sopra la navata, simboleggiando la serenità del paradiso; giallo-oro per il retro dell’altare, luogo dell’apparizione e della gloria; ed infine rosso nel transetto per ricordare la Passione.



È possibile fruire delle opere di Dan Flavin senza preoccuparsi della loro apparente semplicità o vivendole lasciandosi avvolgere da quelle strane mescolanze di luci e immergendosi in una dimensione tutta contemplativa.


Vi segnalo che in Italia oltre alla Chiesa Rossa vi è un buon numero di opere alla Collezione Panza di Varese.

amedeoliberatosciol