giovedì 17 ottobre 2013

Doris Salcedo


La “Preghiera muta” di Doris Salcedo


Ha squarciato il pavimento della Turbine Hall alla Tate Modern di Londra (2007), murato una sala del Castello di Rivoli a Torino (2005), riempito con più di 1500 sedie il “vuoto umano” lasciato dalla distruzione di un edificio a Istanbul (2003).








E’ Doris Salcedo, artista di grandissima forza espressiva, scultrice della memoria e della vita, del disagio e della dignità.


L’esposizione romana, di grande forza espressiva e impatto emozionale, è stata organizzata dal MAXXI Arte.


Come pensato insieme all’artista, venti unità scultoree dell’allestimento romano sono entrate nella collezione permanente del MAXXI Arte.

Spesso Doris Salcedo utilizza nei suoi lavori oggetti di uso quotidiano, impregnati della vita dei protagonisti delle storie raccontate.


Plegaria Muda è un’installazione costituita da oltre 100 coppie di tavoli di legno sovrapposti, dai quali nascono esili fili d’erba. Nel suo ripetersi modulare, evoca un luogo di sepoltura collettivo ed è metafora di vite condotte ai margini della società.




L’artista ha trovato ispirazione rivolgendo lo sguardo alle vittime delle stragi avvenute per mano dell’esercito in Colombia, suo paese natale, ma anche alle morti violente nei sobborghi di Los Angeles, dove ha vissuto per qualche tempo e riconosciuto i germi e gli effetti di una stessa violenza, gratuita e insensata in ogni parte del mondo.


Plegaria Muda è una preghiera dedicata a quelle persone che, in situazioni di disagio, non hanno voce per parlare della propria esistenza e per questo sembrano non esistere.
Ma Plegaria Muda è anche e soprattutto un omaggio alla vita: dai tavoli/bare di questo rito funebre mai avvenuto che restituisce umanità a ogni esistenza profanata, crescono piante, simbolo di vita e resurrezione perché, come scrive la stessa artista, “spero che, nonostante tutto, anche in condizioni difficili, possa vincere la vita... come avviene in Plegaria Muda”.


Plegaria Muda è essa stessa un’opera viva: gli odori della terra umida e dell’erba fresca, la disposizione labirintica dei tavoli che costringe a percorsi obbligati, ci immergono in un’esperienza intensa e totalizzante che coinvolge la mente, il corpo e i sensi. L’impatto emotivo è forte e totale e genera commozione, pietà, turbamento, speranza.



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