lunedì 2 settembre 2013

L'esercito di terracotta


È formato da 6.000 a 8.000 guerrieri in terracotta (non lo si sa con certezza poiché gli scavi sono ancora in corso), vestiti con corazze in pietra e dotati di armi. Queste statue erano di "guardia" alla tomba del primo imperatore cinese Qin Shi Huang.







Di queste statue sono state riportate alla luce solo 500 guerrieri, 18 carri in legno e 100 cavalli in terracotta. Tale sito archeologico si trova vicino a Xi'an, nella provincia Shaanxi della Cina.

Scoperti casualmente da un contadino che stava realizzando un pozzo, le ricerche archeologiche portarono alla luce, nel corso degli anni a partire dal 1974 uomini in terracotta armati, carri, cavalli, statue di servitori, mandarini, concubine e oggetti di vita quotidiana come vasi ed utensili.



Le statue rappresentano una minima parte del complesso archeologico che occupa un'area di 56.000 metri quadrati.
Secondo la testimonianza dello storico cinese Sima Qian, nato un secolo dopo la costruzione del mausoleo, tale costruzione fu un vero e proprio affare di stato, in cui lavorarono oltre 700.000 prigionieri nel corso di 10 anni di lavoro.
La camera funeraria, non ancora portata totalmente alla luce, sarebbe così profonda da attraversare 3 livelli di falde acquifere, con pareti in bronzo e circondata da fiumi di cinabro, cioè solfuro di mercurio che, per la filosofia taoista, sarebbe un attivatore energetico per l'immortalità. L'immortalità era una fissazione dell'Imperatore, che aveva organizzato numerose spedizioni per terra e mare, alla ricerca del famoso elisir di lunga vita.


Qin Shi Huang Di è famoso anche per la costruzione della Grande Muraglia, una fortificazione lunga migliaia di chilometri.
Quest'esercito rappresenta una replica fedele dall'armata che aveva contribuito a unificare la Cina. Tuttavia, nelle fosse, sono state trovate poche armi, poiché furono saccheggiate dai ribelli che si insediarono sul trono imperiale: la dinastia Han. Dalle posizioni delle mani e del corpo delle statue, si possono immaginare le tecniche di combattimento di fanti, alabardieri, arcieri e balestrieri. Si combatteva soprattutto a piedi; i carri ed i cavalli servivano per dirigere i movimenti della fanteria. La cavalleria fu introdotta più tardi, per affrontare i guerrieri nomadi che in battaglia utilizzavano appunto i cavalli.


Le statue colpiscono inoltre per il loro realismo e nei particolari: la tecnica usata per realizzarli consisteva nel compattare cerchi di argilla in modo da creare un tubo (il torace) e completate con l'aggiunta di gambe e braccia. La struttura poi, veniva ricoperta di blocchetti di argilla per creare le uniformi e successivamente decorata.

Nel 1987 il mausoleo dell'imperatore Qin Shi Huang Di, di cui l'esercito di terracotta fa parte, è stato inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.


Nel 1994 dodici esemplari (dieci guerrieri e due cavalli) vennero esposti in due mostre in Italia, a Venezia e Roma.

a.l.