giovedì 2 maggio 2013

PESCARA : Ponte del Mare



Con il post di oggi vi porto a Pescara, nella mia città, alla scoperta di una nuova opera. Inaugurato ed aperto al pubblico il giorno 8 dicembre 2009.
Espressione di un linguaggio architettonico innovativo, si colloca nella nuova generazione di ponti strallati, disegnando linee fluenti e spaziali.

costa dei trabocchi a Pescara






Il Ponte del Mare è un ponte strallato ciclo-pedonale di recente costruzione nella mia città e, con i suoi 466 m di lunghezza tra le spalle ed i 172 m di luce dell'impalcato sospeso, è il più grande ponte ciclo-pedonale italiano ed uno dei maggiori d'Europa.
Tale ponte collega la riviera sud con quella nord del fiume Pescara permettendo di creare la necessaria continuità al Corridoio Verde Adriatico.

 

Tipologia Ponte strallato
Materiale Acciaio
Lunghezza 466 m
Luce max. 172 m
Altezza luce 15,0 m
Larghezza 4,20+3,20 m
Altezza 50 circa (Il Pilone Centrale) m

Progettisti Arch. Walter Pichler Ing. Mario de Miranda
Costruzione 9 febbraio 2008-8 dicembre 2009



Progetto

Il ponte nasce da un'idea del sindaco Luciano d'Alfonso, che commissiona il progetto preliminare all'architetto sud tirolese Walter Pichler. In seguito alle dimissioni dell'ex-sindaco di Pescara, si hanno ritardi sul completamento dei lavori e il ponte viene inaugurato l'8 dicembre 2009 dal sindaco Luigi Albore Mascia.



Caratteristiche tecniche



Il progetto prevede un pilone centrale, leggermente inclinato, alla sommità del quale sono ancorati una serie di tiranti inclinati, o stralli, che sostengono e bilanciano i due rami separati del ponte, di larghezza 4 m (sede ciclabile) e 3 m (sede pedonale) che alle estremità confluiscono gradualmente verso un'unica sede di larghezza 5 m circa.




L'intervento dal punto di vista urbanistico ricade all'interno dell'ambito territoriale del Piano Particolareggiato denominato P.P.2.
Il ponte si articola con un tracciato curvilineo che unisce le due riviere all'altezza della rotonda della Madonnina, a nord, e in corrispondenza del Lungomare Papa Giovanni XXIII a sud.


Le rampe di estremità procedono con una sede unica, dedicata all'uso ciclopedonale, di larghezza variabile da 5.95 m a 7.42 m, mentre il tratto centrale di scavalcamento del fiume avviene con due impalcati separati di larghezza di 4.2 m per la sede ciclabile e 3.2 m per la sede pedonale.
La lunghezza complessiva del manufatto è diversa a seconda dei percorsi ciclabili o pedonali:


  • tracciato ciclabile: 440,72 m

  • tracciato pedonale: 465,60m

  • superficie complessiva degli impalcati: 3.108 m2

  • la pendenza della rampa pedonale non supera il valore dell'8%, accessibile a tutti, come previsto anche dalla normativa per le rampe idonee ai portatori di handicap in carrozzina, la parte ciclabile ha una pendenza media del 7%.



Critiche


Il progetto è stato contrastato da alcuni esponenti locali dei partiti politici avversi, soprattutto dall'allora consigliere di opposizione Luigi Albore Mascia, oggi attuale sindaco della città che voleva formare un comitato cittadino per fermare l'opera. I punti critici in discussione erano:



  • una pendenza del 7.8% il che avrebbe reso il ponte difficilmente accessibile ai disabili quanto alle mamme con i passeggini. A questa critica si è obbiettato che la pendenza è quella prevista dalla legge pertanto non vi è il fondamento giuridico-tecnico, e che una pendenza minore e di più facile percorribilità ne avrebbe notevolmente aumentato la lunghezza e quindi il tragitto ed il costo. La pista pedonale prevede piazzole di sosta in piano ogni 10 m, attrezzate con superfici ad alto attrito che facilitano lo stazionamento delle carrozzine, studiate per agevolare il percorso agli utenti disabili.



  • Un'altezza di 14,5 metri dal suolo il che lo avrebbe reso soggetto a delle oscillazioni non indifferenti per chi lo avrebbe percorso. Ma nel progetto della struttura è stato previsto un sistema di controllo delle vibrazioni e durante l'esercizio del ponte non si sono riscontrate oscillazioni.

  • Il mancato contributo allo snellimento del traffico. A questa critica si obietta con il fatto che i percorsi ciclopedonali nascono per usare sempre più la bici e per andare a piedi, usando sempre meno l'automobile anche per non peggiorare il global warming.


  • Un esborso di circa 7 milioni di euro al quale si obietta con il fatto che in larga parte (6 milioni di euro) è stato finanziato da imprenditori privati locali senza gravare affatto sulle risorse pubbliche. Inoltre tale importo, considerando che lo sviluppo totale delle due piste è pari a circa 900 m, corrisponde ad un costo unitario allineato a quello di ponti pedonali di dimensioni minori.


amedeoLiberatoscioli