lunedì 6 maggio 2013

Mark Rothko

Imbattuto il record raggiunto lo scorso Maggio da Christie's da un'altra opera di Rothko,


"Orange, Red, Yellow", venduta per 86,9 milioni di dollari.

 



Luminosi rettangoli colorati sembrano stagliarsi sulla tela librandosi al di sopra della sua superficie.

La fortuna di critica e di pubblico di Rothko è cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti più costosi al mondo. 




Un'opera del pittore americano Mark Rothko è stata venduta per 75,1 milioni di dollari (59 milioni di euro) a un'asta di Sotheby's a New York. La tela astratta 'No.1 (Royal Red and Blue)' è ritenuta dai critici come una delle opere più rappresentative dello stile di Rothko, con il suo accostamento semplice, ma sorprendente di blocchi di colore.



L'opera, presentata da Sotheby's come «il capolavoro di grande respiro e precursore» dello stile dell'artista, ha fatto parte per 30 anni di una stessa collezione, prima di finire all'asta.




Il suo lavoro si concentrò sulle emozioni di base, spesso riempendo grandi tele di canapa con pochi colori intensi e solo piccoli dettagli immediatamente comprensibili. Per questo può anche essere considerato precursore dei pittori color field (vedi: Helen Frankenthaler). È infatti tra la fine degli anni quaranta e l'inizio degli anni cinquanta che sviluppa il suo stile della maturità. Luminosi rettangoli colorati sembrano stagliarsi sulla tela librandosi al di sopra della sua superficie, come in Number 10. Tuttavia Rothko rimase semisconosciuto sino al 1960, sostenendosi insegnando arte, prima presso il Brooklyn Jewish Academy Centre e poi alla California School of Fine Arts di San Francisco. In seguito collaborò con William Baziotes, David Hare e Robert Motherwell alla fondazione The Subjects of the Artist a New York. In questi anni strinse a New York amicizia con William Congdon e con il pittore italiano Toti Scialoja.



Nel 1958 Philip Johnson commissionò a Rothko di dipingere una serie di murales per il ristorante Four Seasons nel Seagram Building di New York, un progetto su cui lavorò per più di un anno.



Una volta ultimato, Rothko non fu felice di vedere le sue pitture come sfondo ad una sala da pranzo, quindi ne consegnò nove di quelle marroni e nere alla Tate Gallery, dov'è tuttora presente un'istallazione permanente progettata dallo stesso Rothko.




Fisicamente logorato e dopo una vita segnata dalla depressione, nel primissimo mattino del 25 febbraio 1970 si suicidò nel suo studio di New York, recidendosi le vene e l'arteria del braccio destro ed intossicandosi con due flaconi di idrato di cloralio. Il corpo venne rinvenuto dall'assistente Oliver Steindecker alle nove del mattino, che lo trovò in una pozza di sangue di fronte al lavandino e con accanto una lama da rasoio a doppio taglio; vennero poi subito contattati lo psichiatra dell' artista ed il suo cardiologo, il quale, dopo aver esaminato il cadavere, constatò che fosse deceduto dalle sei alle otto ore. Due giorni dopo si tennero i funerali. L'anno successivo venne inaugurata a Houston la Rothko Chapel nella chiesa in cui aveva esposto l'installazione a tema ambientale nel 1967. A seguito della sua morte la determinazione della sua eredità divenne il soggetto di un famoso caso giudiziario.


La fortuna di critica e di pubblico di Rothko è cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti più costosi al mondo.



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