mercoledì 10 aprile 2013

San Gimignano (SI)


Con il post di oggi vi voglio portare alla scoperta di un paese in cui sono stato diverso tempo fa, un posto dove il tempo sembra essersi fermato...questo posto si chiama San Gimignano.

Come arrivare in treno da Nord
 
Linea: Milano-Bologna-Firenze
- Firenze-Empoli
- Empoli-Siena (scendere stazione Poggibonsi/San Gimignano)
- Autobus per San Gimignano
Linea: Genova-Pisa
- Pisa-Empoli
- Empoli-Siena (scendere stazione Poggibonsi/San Gimignano)
- Autobus per San Gimignano 

Come arrivare in treno da Sud
 
Linea: Roma-Firenze (cambiare a Chiusi/Chianciano Terme)
- Chiusi/Chianciano Terme-Siena
- Siena-Empoli (scendere stazione Poggibonsi/San Gimignano)
- Autobus per San Gimignano
Linea: Roma-Pisa
- Pisa-Empoli
- Empoli-Siena (scendere stazione Poggibonsi/San Gimignano)
- Autobus per San Gimignano





Come arrivare in auto da Nord (Milano)
 
- Autostrada A1 Milano-Roma direzione sud
- Uscita FIRENZE IMPRUNETA
- Superstrada Firenze-Siena
- Uscita POGGIBONSI NORD
- Seguire indicazioni stradali per San Gimignano (Km.11) 

Come arrivare in auto da Sud (Roma)
 
- Autostrada A1 Roma-Milano direzione nord
- Uscita VALDICHIANA
- Seguire indicazioni per Siena
- A Siena entrare nel raccordo autostradale direzione Firenze
- Uscita POGGIBONSI NORD
- Seguire indicazioni stradali per San Gimignano (Km.11)


La torre, simbolo di potenza

Da qualunque luogo si arrivi, San Gimignano svetta sulla collina, alta 334 metri, con le sue numerose torri. Ancor oggi se ne contano tredici. Si dice che nel Trecento ve ne fossero settantadue, almeno una per ogni famiglia benestante, che potevano così mostrare, attraverso la costruzione di una torre, il proprio potere economico (molte sono ancora visibili nel corpo dei palazzi benché "scamozzate").


Le prime torri nascono isolate, in un tessuto sgranato, ben diverso da quello compatto che vediamo oggi. Diverso era soprattutto il modo in cui si viveva nella torre. Gli ambienti all'interno erano piccoli, in genere un metro per due; poche erano le aperture, mentre lo spessore murario, di circa due metri, garantiva fresco in estate e caldo in inverno. Quasi a tutte le torri venivano addossate strutture in materiali deperibili come legno e terra.

La torre era, nell'epoca medievale, il massimo simbolo di potenza,

soprattutto per il fatto che il processo costruttivo non era certo semplice o economico. Occorreva cavare i materiali per la costruzione, trasportarli fino in città, porre in opera la struttura, cose che potevano permettersi soltanto le famiglie più abbienti, dedite all'attività mercantile e usuraria.
L'abitazione non si estendeva per tutta l'altezza della torre. Al piano terreno erano le botteghe, al primo piano le camere e, più in alto, la cucina. La disposizione degli ambienti seguiva le più elementari regole della sicurezza. La cucina, dove si accende solitamente il fuoco, era al piano abitato più alto, in modo da poter fuggire dalla torre in caso di incendi fortuiti.




Dalle torri ai palazzi

Dalla fine del XII secolo, oltre a torri dello stesso schema, si costruiscono anche edifici di minor altezza già definibili palazzi. Dalla metà dello stesso secolo, intanto, compare l'uso del mattone, con il quale si cominciano a costruire interi edifici o vaste porzioni di fabbricati. Alla metà del Duecento le torri non si costruiscono più, mentre i palazzi risultano edificati secondo le tecniche più aggiornate e i gusti in voga nel periodo. È proprio a partire dalla metà di questo secolo che i maggiori centri, come Firenze, Pisa, Lucca o Siena, definiscono alcuni caratteri architettonici peculiari e diversi per ogni città. Questo non succede a San Gimignano, dove è presente invece un'architettura eclettica, in cui si fondono gli stili delle diverse città con cui il comune viene in contatto. Si genera così un'architettura che, proprio per questa compenetrazione, risulta oltremodo originale.


Il Duomo di San Gimignano e la sua piazza



Da piazza della Cisterna entriamo nella piazza del Duomo, sulla sinistra il Palazzo Comunale, e la scalinata che porta all'ingresso del Duomo (o Basilica Collegiata di Santa Maria Assunta), davanti abbiamo il palazzo dei Ghibellini Salvucci, acerrimi nemici dei Guelfi Ardinghelli, che avevano le case nella piazza contigua, con le due torri "gemelle" che, non essendo identiche nelle dimensioni, avevano dato adito ad una storia interessante: si pensava infatti che i Salvucci, volendo in qualche modo contravvenire agli statuti comunali del 1255, che impedivano di costruire torri più alte di quella del Podestà (Rognosa), ne facessero erigere due, appositamente progettate in modo che la parte alta della prima corrispondesse alla base della seconda, cosicchè, idealmente sovrapponendole, superassero ampiamente la torre comunale, per dimostrare così la loro potenza e la loro sfrontatezza.
Alla destra il palazzo Chigi-Useppi ed il vecchio Palazzo del Podestà con la torre detta Rognosa che, fino a tutto il '300, fu usata come prigione.

Piazza della Cisterna



Attraverso l'Arco dei Becci e dei Cugnanesi entriamo nella più bella piazza della città, Piazza della Cisterna, antica sede di botteghe e taverne, che deve il suo attuale nome al pozzo ottagonale, in travertino, che ne occupa la parte centrale, e che fu costruita nel 1273 e successivamente ampliata, nel 1346, dal Podestà Guccio dei Malavolti, il cui stemma, una scala, è inciso sulla pietra del pozzo.
In precedenza tale piazza si chiamava Piazza delle Taverne e poi, per un grande albero che vi si trovava, Piazza dell'Olmo. L'atmosfera magica che vi si respira sembra davvero rapire e portare i visitatori indietro nel tempo.
Palazzi e torri, alternandosi in pieni e vuoti di rara armonia, circondano l'ammattonato irregolarmente triangolare che si stringe verso via del castello.
Sulla destra guardando via del Castello, si affacciano: il palazzo Tortoli,


con le sue quattro eleganti bifore trecentesche, la torre mozza detta dei Pucci dal nome della famiglia che la possedette tra il XIX e XX secolo, l'albergo della Cisterna, un tempo palazzi dei Cetti e Bracceri, poi Ospizio dei Gettatelli; il palazzo Ridolfi e le torri e le case dei Becci e Cugnanesi; il palazzo Pellari e, con le sue due torri, il palazzo Ardinghelli.
Dall'altro lato della piazza il palazzo Lupi con la torre del Diavolo,


chiamata così perchè si narra che il proprietario, tornando da un lungo viaggio e trovandola inspiegabilmente più alta, ne attribuisse l'opera al demonio. Dopo il vicolo dell'Oro, dove in passato avevano le loro ricche botteghe gli orafi e i battiloro, il quattrocentesco palazzo Cortesi-Lolli, nato su edifici più antichi.

Se passate da queste parti vi consiglio una sosta in questa gelateria


Sergio è il maestro gelatiere della Gelateria di Piazza situata nella centralissima Piazza della Cisterna a San Gimignano, conosciuta in tutto il mondo e frequentata da numerosi personaggi pubblici.
La sua gelateria è citata tra le più importanti guide mondiali ed è visitata continuamente da televisioni nazionali e internazionali.
Grazie alla sua esperienza e alla voglia di sperimentare ha creato dei gusti originali ed insoliti. Le sue prime creazioni sono diventante ormai famose: la Crema di Santa Fina® (crema allo zafferano e pinoli), lo Champelmo® (pompelmo rosa e spumante), il Dolceamaro® (crema alle erbe aromatiche), il Sorbetto di Vernaccia, arricchiscono il suo già vastissimo menu.


La Rocca di Montestaffoli


Dalla Piazza del Duomo, sulla destra della chiesa, attraversando Pazza delle Erbe, si sale verso la Rocca di Montestaffoli, che si dice ospitasse un castello del longobardo Astolfo e poi un convento di Domenicani, e che fu realizzata per volere dei Fiorentini nel 1353, proprio quando San Gimignano si sottomise a Firenze, per respingere eventuali attacchi che potessero venire da Siena o ribellioni sorte all'interno della stessa città.
La Rocca era una specie di fortezza che ospitava truppe che venivano istruite da un comandante fiorentino e aveva una pianta a forma pentagonale con un perimetro di circa 280 metri, con torrette agli angoli e collegamenti che la univano alle possenti mura cittadine, ed era difesa da un antiporto protetto da una cateratta e da un ponte levatoio. Dall'unica torretta della Rocca rimasta agibile si gode una vista straordinaria sulle torri del centro della città e un magnifico panorama a 360° della Valdelsa.
Nel terzo fine settimana del mese di giugno di ogni anno, si svolge il Torneo "La Giostra dei Bastoni" , nell'ambito della festa medievale "Ferie delle Messi".



Il vecchio Palazzo del Podestà



In piazza del Duomo, di fronte alla chiesa, si trova il palazzo Chigi-Useppi ed il vecchio Palazzo del Podestà con la torre detta Rognosa che, fino a tutto il '300, fu usata come prigione.
In basso, sotto il palazzo stesso, che ha la parte inferiore in pietra e la superiore in cotto, c'è un ampio androne con sedili in pietra in fondo al quale si trova un affresco del Sodoma, del 1513, che rappresenta la Madonna col Bambino ed i santi Geminiano e Nicola, ed un portone che dà accesso al piccolo ma delizioso Teatro dei Leggieri.
Costruito su un'antico teatro del 1534 e successivamente rifatto nel 1794.
Quando il Podestà si trasferì nel nuovo Palazzo Comunale, costruito a fianco del Duomo nel 1298, il vecchio palazzo servì prima come albergo per ospiti illustri e poi come scuola pubblica maschile.


Porta San Giovanni o Porta Senese


Costruita intorno alla metà del XIII secolo, è caratterizzata nella parte esterna da un arco a sesto ribassato e sormontata da una guardiola sorretta da una serie di sei archetti pensili trilobati.


Accanto alla guardiola, sulla sinistra di chi guarda, si nota un piccolo campanile che sovrasta la navata destra di una chiesa seicentesca "La Madonna dei Lumi", andata oggi quasi completamente distrutta.


Porta San Matteo


Si apre sulla seconda cerchia di mura che, costruita nel XII secolo, presentava originariamente sette accessi alla città.

La porta, che è sormontata da un doppio arco, a sesto acuto e a sesto ribassato, ed è coronata da una serie di sei archetti sorretti da mensole, di aggiunta più tarda, si affaccia sulla prima periferia del paese e sulla strada di circonvallazione che porta verso Certaldo e guarda verso il torrione dei "frati".


Le antiche fonti pubbliche di San Gimignano

La porta delle Fonti, si apre sulla campagna e conduce alle Fonti pubbliche, dove anticamente si attingeva l'acqua e si lavavano i panni.
La costruzione che risale al Trecento, presenta dieci archi romanici e a sesto acuto noscondendo la primitiva fonte in pietra longobarda che si fa risalire al IX secolo. Lo Porta alle fonti faceva parte della seconda cinta muraria, ma è stata modificata, quando nel 1930 fu demolita la sovrastruttura della cappella che vi era stata costruita nel 1501 e l'affresco ivi esistente rappresentante la "Madonna col Bambino e i Santi Michele e Giovanni Battista" opera di ignoto senese del XVI secolo, fu trasferito sotto la loggia del palazzo comunale.



Piazza Pecori e il Palazzo della Propositura



A sinistra del Duomo, tra il Duomo ed il Palazzo Comunale, troviamo la rampa d'accesso che ci porta a Piazza Pecori, nome che ci ricorda un celebre cittadino sangimignanese, Luigi Pecori, nato nel 1811 e morto nel 1864, che è stato Proposto e appasionato storico della nostra città.
La Piazza si chiama anche piazza della Propositura. Sul lato destro della piazza la loggia dell'Annunciazione, detta anche del Battistero per un fonte battesimale di forma esagonale eseguito da Giovanni di Cecco e fatto costruire nel 1472 dagli iscritti all'Arte della Lana, con formelle a bassorilievo delle quali la più importante raffigura proprio il Battesimo di Gesù.
Nella parete di fondo del loggiato appare, bellissimo, l'affresco dell'Annunciazione, attribuito a Domenico Ghirlandaio.

Annunciazione

Situata nella parete di fondo del loggiato del Palazzo della Propositura di San Gimignano troviamo quest'affresco che ritrae l'annunciazione, purtroppo non sono pervenuti documenti che ne attestino l'autore e la data di realizzazione ma dopo numerosi studi l'opera è stata attribuita a Domenico Ghirlandaio.

Sul lato sinistro della piazza il Palazzo della Propositura, sorto su un terreno che, prima della permuta dei beni del 1288, apparteneva al Comune. La sua facciata risulta alleggerita, in alto, da belle bifore e davanti, decentrata rispetto alle altre costruzioni, c'è una piccola cisterna coperta da una tettoia in mattoni, edficata sicuramente dopo la metà del XVII secolo.
Nella parte inferiore della piazza, dove oggi c'è il Museo d'arte sacra, c'era invece il dormitorio dei Cappellani e, fino al 1600, dobbiamo immaginarla come un grande chiostro annesso all'antica pieve. Da Piazza Pecori si accede dunque al Museo di arte Sacra.


Casa di Santa Fina, Patrona di San Gimignano


Da Piazza della Cisterna percorrendo via Del Castello, a circa 100 mt. sulla destra, un arco immette in un vicolo buio e ci consente di arrivare velocemente alla Casa di Santa Fina.
La giovanissima beata, dopo una lunga serie di sofferenze fisiche e morali accettate per amore di Cristo, assistita amorevolmente, dopo la morte della madre, dalla nutrice Beldie, passò molto tempo della sua breve vita immobilizzata su una tavola di legno nella cantina della sua povera casa; il luogo, ora trasformato i cappella, si può visitare ogni 12 marzo, festa della Santa.
Si dice che, poco prima della morte, San Gregorio le fosse apparso per predirle che le sue sofferenze terrene stavano per finire e che, dopo la sua dipartita, le campane delle chiese del paese si fossero messe a suonare mosse dagli angeli; fiori particolari, che oggi si chiamano "viole di Santa Fina", fiorirono sulle torri e sulle mura.
La fanciulla che non è mai stata dichiarata santa dalla chiesa, è davvero vissuta nella nostra città e, a distanza di secoli, è nel cuore e nelle preghiere dei sangimignanesi.


Piazza delle Erbe



Scendendo dalla scalinata del Duomo, sulla sinistra si apre Piazza delle Erbe, usualmente chiamata così forse per il mercato di generi provenienti dalla campagna che vi si teneva anche in passato, ma denominata poi ufficialmente Piazza Ugo Nomi (Brogi Veronesi Pesciolini 1840-1910), proposto di nobile famiglia.

La piazza, nella sua caratteristica forma di triangolo che si chiude salendo verso la rocca, è stata recentemente pavimentata a mattoni, acquistando in ampiezza ma perdendo una sua particolare fisionomia che, qualche anno fa, ce la mostrava più raccolta e a misura d'uomo, ombreggiata da vecchi pini e allietata da una piccola fontana.
La cosa più interessante che si può dire oggi, dal punto di vista architettonico, sulla sua struttura, è una certa semplice signorilità delle abitazione che vi si affacciano ed il fatto che proprio sul suo terreno si innalzino le due torri "gemelle" della famiglia dei ghibellini Salvucci, mentre il loro palazzo oggi non esiste più.
Sul lato sinistro la piazza è delimitata dalla torre campanaria e dalla fiancata della Collegiata, sulla quale si possono ancora vedere le tracce delle finestre gotiche chiuse per consentire la realizzazione degli affreschi del nuovo testamento.


Piazza Sant'Agotino




Prima di uscire dalla Porta San Matteo, a destra, possiamo prendere la stretta via Cellolese che ci porta velocemente ad un'altra interessante piazza di San Gimignano: quella di Sant'Agostino.
Accanto al grande fabbricato del convento dei monaci agostiniani che si affaccia sulla piazza, ma orientata in senso opposto, troviamo la piccola chiesa di San Pietro, comunemente detta di San Piero, una delle più antiche di San Gimignano (XII sec.).
Tra di essa e la grande chiesa di Sant'Agostino, adiacente al convento, al centro della piazza, si trova -su di una base rialzata a forma esagonale composta da due scalini che recuperando il dislivello della piazza creano così un piano- un pozzo in pietra anch'esso di forma esagonale.


San Domenico

Alla fine di Via del Castello che discende dalla Piazza della Cisterna, si trova il grande edificio di San Domenico, un tempo Castello del Vescovo di Volterra tra il X e l'XI secolo, dagli inizi del '200 fino al 1353 divenne roccaforte in difesa del Comune che si era appena formato e, successivamente, una volta sottomessa la città da parte di Firenze e costruita la Rocca di Montestaffoli, passò ai frati Domenicani che la trasformarono in convento. Resta in buono stato tutta la parte adiacente al bel chiostro quattrocentesco, che era stata trasformato in chiesa e di cui oggi si può visitare (non visitabile) la parte rivolta ad oriente, divenuta cappella, che mostra un grandioso altare barocco in legno dorato.

Lasciato dai monaci sulla fine del '700, dopo diverse vicende fu trasformato in carcere femminile prima e maschile poi, nel 1844. Non molte decine di anni fa è tornato alla Sovrintendenza ed il Comune ha sempre ritenuto opportuno recuperarlo per poter adeguatamente rispondere alle esigenze culturali e sociali della città. Di fatti, dopo un impegno durato quasi vent'anni, l'intero complesso è definitivamente passato al demanio comunale, il quale ha già avviato una fase preliminare di studi propedeutici e di indagini conoscitive.



Passeggiata lungo le mura di San Gimignano

Per tutto il perimetro della 2° cinta muraria (XIII secolo) ca. 2.176 metri, è possibile passeggiare per ammirare le mura che delimitano il centro storico di San Gimignano.
Lungo il percorso, accessibile da vari punti, sia dall'interno che dall'esterno, è possibile ammirare dei bellisimi panorami della Valdelsa.
Lungo il percorso incontriamo alcuni "Torrioni" medicei (XV-XVI sec.), le principali porte di accesso alla città: Porta San Giovanni (lato sud), Porta Quercecchio (lato ovest), Porta San Matteo (lato nord), Porta San Jacopo e Porta delle Fonti (lato est).
Porta delle Fonti chiamata così perchè, subito dopo una breve ma ripida discesa, si trovano le fonti pubbliche.
Si narra che Geminiano, il santo vescovo di Modena, vissuto intorno al V secolo d.C., invocato dopo la sua morte dai cittadini che erano in grave pericolo per la discesa di popolazioni barbare feroci ed agguerrite, con una provvidenziale apparizione sulla porta delle fonti, la liberò dal flagello dei Goti di re Totila (prima metà del VI secolo).



Itinerari :


1° - Musei di San Gimignano


  • Piazza Duomo
  • Museo Civico
  • Torre Grossa
  • Polo museale Santa Chiara
  • Museo Archeologico, Spezieria di Santa
  • Fina, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
  • Via Quercecchio
  • Museo Ornitologico

Tempo medio di visita ore 3,00 ca.



- Il Museo del vino Vernaccia di San Gimignano



Il Museo del vino Vernaccia di San Gimignano è un omaggio alla qualità e al prestigio del vino sangimignanese e alle sue fortune. I vini prodotti a San Gimignano sono la Vernaccia di San Gimignano DOCG, il San Gimignano Rosso DOC, il San Gimignano Rosato DOC, il San Gimignano Vin Santo DOC e diversi l'IGT Toscana per una produzione complessiva di 10 milioni di bottiglie annue; il 70% viene esportata all'estero, mentre il restante 30% viene venduto sul mercato interno.

Il Museo, progettato dall'architetto Duccio Santini e realizzato nella Villa della Rocca di Montestaffoli, punto più alto della Città da dove si abbraccia in un unico sguardo tutte le vigne del territorio, è stato realizzato dal'Amministrazione Comunale con la collaborazione del Consorzio della Denominazione, dell'Associazione Pro Loco e dell'Associazione Strada del vino Vernaccia che attualmente lo gestisce.
Il Museo propone un itinerario attraverso il vino sangimignanese. Grazie a pannelli, immagini, foto, strumenti interattivi per dialogare con enti e aziende, ma anche tramite a percezioni di tipo visivo e olfattivo, il visitatore farà un viaggio nell'essenza del vino, in uno spazio dedicato alle sensazioni: all'odore della vinaccia, alle immagini dell'uva che viene spremuta, al gorgoglìo del vino che fermenta...
I video proiettati nelle sale del museo raccontano la nascita e la storia della Vernaccia di San Gimignano, offrono un corso di degustazione e le immagini della filiera produttiva, mentre il video "Cinevino" racconta la lunga storia di San Gimignano ed il cinema da Tyron Power a Alida Valli, dai fratelli Taviani a Franco Zeffirelli.


Un museo del vino tuttavia non può che essere degustazione. Tutti i migliori vini del territorio possono essere degustati con la sapiente guida di un sommelier in grado di dare ogni informazione su tutta la filiera dalla vigna alla bottiglia e sulle caratteristiche organolettiche di ogni vino.





- Piazza Duomo
- Museo Civico
- Torre Grossa

Tempo medio di visita ore 1,00 ca.

- La Basilica
- Basilica di Santa Maria Assunta e        Cappella di Santa Fina
- Museo d'Arte Sacra

Tempo medio di visita ore 1,00 ca.

- Benozzo Gozzoli
- Museo Civico
- Basilica di Santa Maria Assunta e Cappella di Santa Fina
- Chiesa di Sant'Agostino

Tempo medio di visita ore 2,30 ca.


- Sant'Agostino e chiese minori
- Chiesa di Santo Bartolo
- Chiesa di Sant'Agostino
- Chiesa di San Pietro in Forliano
- Chiesa di San Jacopo
- Chiesa di San Lorenzo in Ponte

La visita prevede una passeggiata lungo le mura della città dalla Chiesa di San Jacopo fino alla Chiesa di San Lorenzo in Ponte, con possibile visita alle Fonti Medievali (XII sec.).

Tempo medio di visita ore 2,30 ca.


Enogastronomia
Vernaccia di San Gimignano DOCG

 
La prima notizia storica certa sulla Vernaccia in Italia risale al 1276 anno in cui il Comune di San Gimignano istituì la gabella in ingresso ed in uscita per tale prezioso vino. L'origine del vitigno è incerta ma la coltivazione si diffuse rapidamente in Toscana, in Liguria e poi in molte altre zone d'Italia e la produzione sangimignanese divenne per presto rinomata per la sua qualità. Probabilmente la Vernaccia medievale era un vino bianco, piuttosto dolce ed alcolico tanto da assomigliare ai vini "grechi" che andavano di gran moda in quei tempi. La Vernaccia di San Gimignano trovò i suoi estimatori tra papi come Martino IV, letterati come Dante Alighieri e Giovanni Boccaccio, potenti come Ludovico il Moro e Lorenzo il Magnifico.
Ancora nel secolo XVII i versi di Gabriello Chiabrera, di Francesco Redi e di Michelangelo Buonarroti "il giovane" celebrano la Vernaccia di San Gimignano. "Bacia, lecca, morde, picca e punge" scrive quest'ultimo ne "L'Aione", nel 1643. Dopo un lungo periodo di decadenza la Vernaccia di San Gimignano è tornata ai suoi livelli originali grazie all'impegno dei vignaioli sangimignanesi che, costituitisi in consorzio, hanno ottenuto nel 1966 la prima DOC italiana e poi nel 1993 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita che fa oggi della Vernaccia uno dei migliori vini bianchi italiani.
La Vernaccia ha colore giallo paglierino con riflessi dorati che si accentuano con l'invecchiamento. Il profumo è fine, delicato con sentori fruttati e floreali in età giovanile. Con l'affinamento e l'invecchiamento sviluppa il caratteristico sentore minerale di pietra focaia. Al gusto è un vino asciutto, armonico, sapido. Caratteristico il sentore di mandorla finale.
Si abbina al pesce, alle carni bianche, alle verdure, al prosciutto toscano, alla "ribollita" e con molti piatti estivi.


Gnocchi con crema di peperoni rossi



Ingredienti:


Ingredienti per 6 persone: Per gli gnocchi: 1 kg di patate, 3 tuorli d'uovo, sale fine, noce moscata, 40 g di pecorino di San Gimignano, 200 g di farina. Per la salsa: 400 g di peperoni rossi, una cipolla bianca piccola, 2 spicchi di aglio, 1 dl di olio extra vergine di oliva di San Gimignano, sale fine, pepe nero, 150 g di ricotta salata, un mazzetto di basilico.


Preparazione:

Lessare le patate con la buccia, pelarle e passarle al passaverdure a fori piccoli. Lasciarle freddare, quindi unire i tuorli d'uovo e insaporire con il sale, la noce moscata e il pecorino grattugiato. Aggiungere la farina ed impastare il tutto, fino ad ottenere un composto omogeneo. Far riposare per circa venti minuti, coprendo l'impasto con un panno. Intanto, tagliare la cipolla a fette sottili e metterla a rosolare in una padella con l'olio. Salare e pepare leggermente, quindi mettere l'aglio tagliato a fette sottili. Quando il tutto risulta di un bel colore bronzo, unire i peperoni, tagliati a cubetti sottili. Far stufare per circa 15 minuti coprendo la padella, bagnando con acqua se occorre. Passare il tutto al passaverdure. Dall'impasto di patate, ricavare dei cordoni, dì forma regolare e tagliarli a pezzi lunghi circa un centimetro. Cuocerli in abbondante acqua salata e appena tornano a galla, saltarli con la salsa di peperoni. Al momento di servire, mettere la ricotta tagliata a cubetti e il basilico tritato.



Gli gnocchi possono essere preparati anche senza uova, con sola farina. Si possono colorare, aggiungendo spinaci al composto. Se conditi con salse a base di pesce, si può unire il nero di seppia, fino a farli diventare molto scuri. La crema di peperoni è utilizzabile anche nei secondi, come accompagnamento di carni bianche.


Ingredienti:
Ingredienti per 6 persone: Per gli gnocchi: 1 kg di patate, 3 tuorli d'uovo, sale fine, noce moscata, 40 g di pecorino di San Gimignano, 200 g di farina. Per la salsa: 400 g di peperoni rossi, una cipolla bianca piccola, 2 spicchi di aglio, 1 dl di olio extra vergine di oliva di San Gimignano, sale fine, pepe nero, 150 g di ricotta salata, un mazzetto di basilico.

Preparazione:
Lessare le patate con la buccia, pelarle e passarle al passaverdure a fori piccoli. Lasciarle freddare, quindi unire i tuorli d'uovo e insaporire con il sale, la noce moscata e il pecorino grattugiato. Aggiungere la farina ed impastare il tutto, fino ad ottenere un composto omogeneo. Far riposare per circa venti minuti, coprendo l'impasto con un panno. Intanto, tagliare la cipolla a fette sottili e metterla a rosolare in una padella con l'olio. Salare e pepare leggermente, quindi mettere l'aglio tagliato a fette sottili. Quando il tutto risulta di un bel colore bronzo, unire i peperoni, tagliati a cubetti sottili. Far stufare per circa 15 minuti coprendo la padella, bagnando con acqua se occorre. Passare il tutto al passaverdure. Dall'impasto di patate, ricavare dei cordoni, dì forma regolare e tagliarli a pezzi lunghi circa un centimetro. Cuocerli in abbondante acqua salata e appena tornano a galla, saltarli con la salsa di peperoni. Al momento di servire, mettere la ricotta tagliata a cubetti e il basilico tritato.

Gli gnocchi possono essere preparati anche senza uova, con sola farina. Si possono colorare, aggiungendo spinaci al composto. Se conditi con salse a base di pesce, si può unire il nero di seppia, fino a farli diventare molto scuri. La crema di peperoni è utilizzabile anche nei secondi, come accompagnamento di carni bianche. - See more at: http://www.sangimignano.com/it/enogastronomia/ricette-primi.asp#sthash.ADAbbV00.dpuf
San Gimignano Rosso DOC


Se la Vernaccia è il prodotto più famoso del territorio San Gimignano ha sempre espresso, come è tradizione comune in Toscana, un ottimo vino rosso inserito nella DOCG Chianti Colli Senesi.
Dal 1996, la tradizione e la capacità di produrre anche grandi vini rossi si è concretizzata con l'approvazione della DOC "San Gimignano" L'uva principale utilizzata rimane il sangiovese ma fanno la loro comparsa altri vitigni internazionali tra i quali il Merlot che si esprime a San Gimignano con particolare eleganza.
Il colore è rosso rubino brillante, il profumo ampio ed elegante.
Al sapore è denso, potente e con una grande capacità di invecchiamento.
L'abbinamento ideale è con i formaggi stagionati, le carni rosse e la cacciagione; ottimo con il tradizionale cinghiale in umido della cucina sangimignanese.

San Gimignano Rosato DOC

Il rosato prodotto a San Gimignano viene fatto con i vitigni della tradizione: sangiovese e canaiolo. Quest'ultimo, in particolar modo, risulta adatto per ottenere vini di buon corpo e di nerbo acido interessante. Il San Gimignano Rosato ha colore cerasuolo, profumi floreali e di frutta matura ed in bocca è armonico e sapido. Si abbina bene alla frittura di carni bianche e verdure e ai salumi.


San Gimignano Vin Santo DOC



E' il vino da fine pasto per eccellenza in Toscana. Le uve utilizzate sono normalmente trebbiano e malvasia, ma a San Gimignano viene utilizzata anche la vernaccia. Le uve devono essere vendemmiate a perfetta maturazione per essere poi fatte appassire stese su dei graticci o appese a delle reti. Una volta terminato l'appassimento si procede alla vinificazione. Il vino fermenta piccoli contenitori di legno, chiamati caratelli, che vengono "cementati" affinché il Vin Santo abbia la giusta quantità di aria. Classico vino da dessert può essere più o meno dolce ed è tradizionale l'accostamento con i "cantuccini".

Chianti Colli Senesi DOCG




Il Chianti Colli Senesi è il vino rosso della tradizione toscana.

Di colore rubino brillante, con profumi accattivanti di viola mammola e ciliegia è un vino piacevole con una vena acida equilibrata che lo rende perfetto per la saporita cucina toscana.
Nella versione Riserva e nelle "selezioni aziendali" raggiunge però grande potenza e capacità di invecchiamento.

I vitigni principali utilizzati sono il sangiovese e il canaiolo.

Prima di essere immessa al consumo la versione d'annata riposa quattro mesi in cantina mentre per la riserva occorrono trentotto mesi.
A tavola si può considerare l'archetipo del vino da tutto pasto e sposa a meraviglia la pasta condita con ragù di carne e le carni di maiale cotte alla griglia.


Buon viaggio

Amedeo Liberatoscioli