venerdì 18 gennaio 2013

Il fallimento della Richard Ginori



Dopo la decisione del Tribunale di Firenze, che ieri ha respinto la richiesta di concordato preventivo presentata dai liquidatori della storica azienda di porcellane di Sesto Fiorentino, le sorti della Richard Ginori sono affidate al curatore fallimentare Andrea Spignoli.
 




Ieri mattina, alle 10:30, il Tribunale di Firenze ha gelato gli animi di quanti speravano in un pronto salvataggio della Richard Ginori, messa in liquidazione già la scorsa primavera a causa di un bilancio consuntivo 2011 che rivelava perdite superiori al capitale sociale dell'azienda. Con la sentenza, infatti, i giudici hanno dichiarato la Richard Ginori fallita, reputando inammissibile la richiesta di concordato preventivo presentata dal collegio dei liquidatori, guidato da Marco Milanesio.


È stata quindi respinta l'offerta presentata dalla statunitense Lenox e dalla rumena Apulum, scelta dai liquidatori lo scorso 14 novembre: la cordata si era impegnata a riassumere 280 lavoratori - dei 314 che, dallo scorso agosto, si trovano in cassa integrazione per cessata attività - e pagare 13 milioni, separandosi gli asset dell'azienda: il marchio Richard Ginori sarebbe andato a Lenox, mentre la fabbrica di Sesto Fiorentino sarebbe passata sotto il controllo di Apulum.






Lo scorso 12 dicembre, il Tribunale aveva già chiesto ai liquidatori un'integrazione della domanda di concordato preventivo, avanzando alcuni rilievi; integrazione che, il 27 dicembre seguente, era stata presentata.
Ieri, però, il Tribunale ha ugualmente giudicato il piano “dotato di intrinseca incertezza in ordine al verificarsi dei due eventi principali su cui si basa”. In dubbio sarebbe stata la soddisfazione dei creditori stessi, assoggettata appunto al verificarsi congiunto di troppe variabili. Oltre all'affitto e alla successiva vendita della Richard Ginori a Lenox e Apulum, il concordato prevedeva infatti la cessione del Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia, con il ricorso alla cosiddetta Legge Guttuso: il Governo avrebbe dovuto accettare le collezioni e l'ente museale a saldo di un debito tributario di circa 16 milioni. 




 Con la nomina di Andrea Spignoli a curatore fallimentare, avvenuta ieri, si riapre ogni scenario possibile sulla sorte della manifattura di Sesto Fiorentino. La procedura fallimentare prevede infatti la cessione degli asset sul mercato che, a differenza del concordato preventivo, non vincola troppo le aziende acquirenti a preservare la forza lavoro finora occupata, né a soddisfare i creditori chirografari.
In tal senso, rassicurazioni giungono proprio da Spignoli, già consulente tecnico d'ufficio per Richard Ginori e quindi conoscitore della realtà aziendale, che promette una pronta pubblicazione di un nuovo bando di vendita, nella convinzione che la manifattura possa essere salvata.




 La decisione del tribunale sembra riaprire i giochi

“Attendiamo di parlare con il curatore fallimentare al fine di manifestare la nostra disponibilità a riconsiderare l'acquisizione di Richard Ginori”
, ha dichiarato Pierluigi Coppo, Presidente di Sambonet.
In prima battuta (senza aver ancora incontrato il curatore fallimentare), il Gruppo Sambonet Paderno Industrie confermerebbe quindi - a grandi linee - la precedente offerta, anche se rimane sempre irrisolto il problema degli immobili (il 50% è di proprietà di Richard Ginori, il restante 50% di una società di 3 immobiliaristi, attualmente anch'essa in liquidazione).
Il gruppo si impegnerebbe cioè a riassumere 150 dipendenti e manterrebbe il sito produttivo di Sesto Fiorentino, spostando però il bianco a Selb (nello stabilimento Rosenthal); attiverebbe inoltre investimenti per efficientare l'azienda per un valore di 4 milioni di euro. Sambonet, infine, ribadisce la sua disponibilità all'acquisizione degli immobili.







Per Sambonet, Ginori rappresenterebbe un'importante integrazione della propria offerta: l'obiettivo è quello di focalizzarsi maggiormente su produzioni di alta qualità, sfruttando poi le sinergie sia industriali che commerciali del Gruppo.

D'altra parte i fratelli Franco e Pierluigi Coppo (proprietari al 100% del Gruppo, che chiuderà il 2012 con un fatturato previsto di circa 170 milioni di euro) non sono nuovi a simili operazioni di salvataggio. A fine anni '70 rilevarono la Paderno acquisirono appunto la Sambonet in fallimento e la Rosenthal.





Aggiornamento del 16 gennaio 2013


Il curatore fallimentare, che ha assicurato lavori in tempi rapidi, ha nel frattempo prospettato la presenza della Richard Ginori al Macef di Milano.

È iniziato anche l'esercizio provvisorio: Andrea Spignoli avrebbe richiamato dalla fabbrica alcuni lavoratori per cominciare le produzioni relative all'espletamento di ordinativi relativi alla filiale giapponese




















Amedeo Liberatoscioli